mercoledì 26 marzo 2014

In principio era l'audiocassetta


In principio era l'audiocassetta che tenevo sempre infilata nello stereo in camera per registrare le canzoni della radio. Venivano fuori delle compilation originali e personali che era un piacere stare a sentire. Poi, quando mi stancavo di ascoltare e canticchiare sempre la stessa sequenza musicale, bastava un quadratino di cartoncino da fissare con dello scotch sulla cassetta, per renderla nuovamente registrabile. 
Mi piaceva fare lo stesso con le videocassette, registrando spezzoni di programmi tv, video musicali e tutto ciò che mi dilettavo a replicare in casa, con un microfono, un abbigliamento discutibile e quel pizzico di protagonismo e presunzione che mi ha sempre animata e divertita. Con i floppy-disc non ho avuto un grande rapporto, più che altro ne rompevo uno al giorno perché mi piaceva smontarli per vedere cosa c'era dentro. Giusto il tempo di capirlo, che sono arrivati i cd audio, da maneggiare con estrema cura e da lucidare con la pezzolina degli occhiali per non rovinarne il suono. Ne tenevo sempre uno infilato nel lettore e mi piaceva spostarmi in casa e per le strade camminando a ritmo di musica con le cuffiette nelle orecchie. Mi sentivo grande. Una grande marciatrice musicale. Piccole grandi soddisfazioni della vita!
Con i dvd prima e con i dvx poi, mi sono avvicinata al cinema e non me ne sono mai più allontanata. Nelle varie pennette USB che mi sono passate tra le mani ho conservato e trasferito foto, documenti, canzoni e programmi da installare. 

Ora ascolto musica su youtube, guardo film in streaming, faccio l'upload di foto e contenuti sui social network e i miei file importanti sono conservati nella grande nube digitale chiamata cloud che fa molto figo. Tutto è più semplice da trovare, da salvare e da condividere. Tutto, o quasi, trova una sua spiegazione nel web e i rapporti interpersonali sono appiattiti e schiacciati sotto il peso di internet. In un locale è più semplice alzare lo smartphone per captare le note di quella canzone che si sente piuttosto che dare il via al toto autore-titolo insieme a quelli che sono al tavolo con te. Questo non è figo, è da cerebrolesi.

Pensiamo di poterci e arrogare il diritto di sputare sentenze su qualcuno, semplicemente dando una lettura, il più delle volte sommaria e superficiale, a ciò che scrive su facebook o su twitter. Non vediamo fisicamente una persona da tempo immemore, ma il fatto di vedere i suoi aggiornamenti di stato nella tua home te la fa sentire più vicina, quando poi vicina non è. Un “mi piace” è come lo squillo di una volta. Ti sto pensando, ma sto pensando a quello che sto facendo?!

Queste le modalità di archiviazione che si sono susseguite nel mio tempo e so che ne arriveranno sicuramente di altre. Posso dire che la mia memoria  è la più sicura sede per la conservazione delle immagini emotive e delle sensazioni tattili. Ho solo io le credenziali per accedervi e mi piace rifugiarmi nei miei ricordi, probabilmente perché sono una nostalgica del cavolo che vive di passato e non potrebbe vivere il suo presente senza ricordare ciò che è stato. Se chiudo gli occhi  vedo i ricordi, li tocco e ne sento il profumo. Se chiudo gli occhi vi vedo e sorrido. Se chiudo gli occhi vedo anche altro e sorrido un po' meno. 

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