giovedì 6 novembre 2014

Una volta per tutti.


Le mie foto fanno il giro del mondo da 5 anni, sono sulla cresta dell’onda, sulla bocca di tutti. Sono quasi famoso. Non avrei mai immaginato che sarebbe potuto succedere ad uno come me. Se li guardo bene, non ho proprio una bella cera negli scatti che si vedono in giro. Ho avuto dei giorni decisamente migliori di quello in cui il flash della macchina fotografica ha colpito la mia faccia e il mio corpo!
 Ho 31 anni e sono un giovane italiano come tanti altri: una famiglia, un lavoro che non c’è e gli amici che invece ci sono.  Sono cose semplici, ma che mi rendono felice. Ho un tetto sulla testa e poco sale in zucca perché mi drogo. Credo di farlo per stare più tranquillo, anche se so che così non faccio stare tranquille le persone che mi vogliono bene.  
Lo sento forte e chiaro l’affetto dei miei cari. Lo sento ora più che mai. Sento anche la solidarietà  e la rabbia di persone che non ho mai conosciuto, ma che adesso conoscono bene la mia storia e conoscono me.
Se penso ai giorni precedenti alle fotografie che tutti avete visto mi manca l’aria, mi mancano le parole e le forze. Mi sono sentito solo, impaurito, abbandonato, al buio. La mia dignità è stata soffocata sotto i colpi di uomini corrotti e senza coscienza. I miei diritti sono stati calpestati perché non ho ricevuto le cure che avrebbero potuto salvarmi. E’ stato necessario che io morissi perché fosse sotto gli occhi di tutti questa serie infinita di crudeltà.  E’ stato necessario che io non ci fossi più perché al mio posto arrivassero rabbia e sospetti nei confronti di quelle forze armate, ma di prepotenza e arroganza.  
Mi chiamo Stefano e la mia vita è finita il 22 ottobre 2009. Con me, è morta la mia giustizia, per insufficienza di prove. Io non tornerò più dai miei cari, ma spero che grazie a chi mi vuole bene, la giustizia torni presto. 
Una volta per tutti. Per tutti quelli che sono ultimi. Come me.

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