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In principio era l'audiocassetta

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In principio era l' audiocassetta che tenevo sempre infilata nello stereo in camera per registrare le canzoni della radio. Venivano fuori delle compilation originali e personali che era un piacere stare a sentire. Poi, quando mi stancavo di ascoltare e canticchiare sempre la stessa sequenza musicale, bastava un quadratino di cartoncino da fissare con dello scotch sulla cassetta, per renderla nuovamente registrabile.  Mi piaceva fare lo stesso con le videocassette , registrando spezzoni di programmi tv, video musicali e tutto ciò che mi dilettavo a replicare in casa, con un microfono, un abbigliamento discutibile e quel pizzico di protagonismo e presunzione che mi ha sempre animata e divertita. Con i floppy-disc non ho avuto un grande rapporto, più che altro ne rompevo uno al giorno perché mi piaceva smontarli per vedere cosa c'era dentro. Giusto il tempo di capirlo, che sono arrivati i cd audio , da maneggiare con estrema cura e da lucidare con la pezzolina degli occhia...

Discromia sentimentale

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Vorremmo chi non ci vuole. Quelli che invece ci vorrebbero non ci fanno effetto né diamo loro affetto.  

Vale a Carnevale ?

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Quest'anno, per Carnevale, ho deciso che mi travestirò da cervello. Il tuo. Proverò finalmente l'ebbrezza del vuoto.

Se porto gli occhiali è perché mi faccio le seghe (mentali)

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Penso che condividere le gioie è importante tanto quanto condividere i dolori.  Penso che il dialogo, con se stessi che con gli altri, è sempre un bene.  Penso che ho paura di molte cose, ma la paura più grande è la perdita della sensibilità.    Penso che è facile fare i conti con la coscienza. Sempre se ne hai una.  Penso che le emozioni vadano metabolizzate, così come i ricordi.  Penso che sono le malattie senza sintomi quelle più difficili da curare.  Penso che se sei buona con tutti, alla fine non lo sei con nessuno.  Tanto meno con te stessa.  Penso che uscirò a fare due passi. 

Occhi stretti

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Se stringo gli occhi per guardarti, non è odio il mio, ma semplice miopia.

Penna rossa

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Imparerai a smettere di essere così esigente con gli altri solo quando smetterai di esserlo con te stessa.

Memorie di una liceale attempata

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Quando andavo al liceo, camminavo curva sotto il peso del mio Invicta, pieno di libri, quadernoni pinzati tra loro e il vocabolario di latino -se per evidenti motivi logistici non riuscivo ad infilarlo nello zaino -lo portavo in mano. Sembravo Quasimodo, quello di Notre Dame. Il mio abbigliamento era tanto approssimativo quanto fuori moda, non decidevo il gior no prima cosa indossare, ma la mattina mi lasciavo trasportare dall'enfasi del momento e dalle lancette dell'orologio che, si sa, di giorno corrono sempre più veloci. Lungi da me mettere anche un solo filo di trucco sul viso. Bastavano gli occhiali da vista. Non mi sono ancora abituata alle liceali di oggi. Quando le vedo camminare con quel loro incedere così fiero e convinto, provo una sensazione di smarrimento e mi sento una sfigata, più della liceale che sono stata. Quelle che vedo sono ragazze figlie del nostro tempo. Di zaini strapieni neanche a parlarne, le loro schiene sono dritte e al massimo portano un lib...